In questi giorni dedicati al ricordo di chi ci ha lasciato, vogliamo pubblicare un articolo inviatoci dal Dott. Tringali, appassionato conoscitore dell'Etna e dei suoi aspetti naturali e umani annessi, per non dimenticare alcune tra le persone scomparse tragicamente inseguendo la propria passione e legame per il nostro vulcano. Nelle foto allegate una tra le tante croci apposte nei pressi della Valle del Bove e una foto di Stefano Nicotra.
Il 12 gennaio del 2008 la cronaca dell’Etna registra un triste evento: Stefano Nicotra poco dopo mezzogiorno scivola sul canalone ghiacciato della Montagnola e purtroppo per lui non c'e' stato nulla da fare. Stefano è rovinosamente scivolato per 800 metri fino a raggiungere il fondo della Valle del Bove in prossimità della "Serra dei Cuvicchiuni", coprendo un dislivello di circa 900 metri. Per recuperarlo il coraggioso finanziere del Soccorso Alpino, Nicola Leo, e Mario Tropea del soccorso alpino del CAI hanno rischiato la vita. Preso a bordo di un elicottero dei Vigili del Fuoco di Catania Stefano ha raggiunto l'ospedale Cannizzaro alle 16,04. Purtroppo non è servito a nulla; il forte pendio ghiacciato non lascia scampo a nessuno. Aveva vent’anni e a quell’età si ha l’energia della vita che si vuole assaporare intensamente. Praticava arti marziali ed aveva la passione per la montagna. Come tanti amava il fuori pista perché le emozioni che ti regala molto più forti degli impianti di risalita spesso troppo frequentati. La confusione viene fugata da chi ama la montagna ed instaura con lei un legame troppo forte per essere vissuto nella baldoria delle piste da sci, soprattutto il sabato e la domenica. Il 12 gennaio 2008 era proprio di sabato e Stefano salito a quota 2500 con la funivia insieme ai familiari si è subito diretto verso le zone più silenziose per “sentire” la voce della montagna. Una voce che penetra dentro l’anima e ti fa percepire la vita in una diversa dimensione in un mondo dove ti senti veramente protagonista che non ti fa avvertire il trascorrere del tempo e che allontana ansie e preoccupazioni; capita sempre che alla fine dell’escursione pensi subito alla prossima. In prossimità del punto in cui Stefano è caduto era stata posta una croce in pietra lavica ma la pressione delle neve sul pendio inclinato l’aveva rotta. La scorsa domenica 10 ottobre gli amici della montagna, del Soccorso Alpino e delle Guide dell’Etna, trasportando per circa un chilometro pale ed attrezzi vari hanno provveduto a sistemare la croce che ricorda il caro Stefano. Era una giornata ventosa e con nebbia a tratti che rendeva il paesaggio surreale facendo risaltare negli sprazzi di sole i dicchi della valle del Bove; più o meno come il giorno in cui Stefano si trovava sull’Etna avviandosi verso il suo tragico destino. Il padre affranto coopera alle operazioni di messa in posa della croce in un posto diverso per evitare il ripetersi delle condizioni che hanno determinato la sua rottura. Racconta i fatti angosciato dal pensiero che secondo lui il suo Stefano lungo la sua scivolata sul ghiaccio del canalone ha capito che stava per morire. Tanta solidarietà ma anche tanto dolore smorzato dalla fede di chi crede che con la morte non tutto finisce. Dopo avere recitato un Padre Nostro il gruppo con gli attrezzi in spalla si avvia per la strada del ritorno. La croce di Stefano è li a guardare verso la valle ma anche verso il cielo. Più a nord un’altra croce di pietra lavica campeggia sul canalone. E’ quella di Luca Taffara il quale la domenica del 19 dicembre 1999 ha avuto sorte simile a quella di Stefano. Infatti lo sciatore ventottenne durante l’imperversare di una tormenta di neve ha imboccato il canalone della Montagnola e anche per lui non ce stato niente da fare: viene ritrovato dopo due giorni da Franz Zipper il medico del Soccorso Alpino che da 35 anni ha effettuato numerosi interventi sull’Etna … i suoi occhi hanno visto tante tragedie. Thomas Reichart, fotografo tedesco che il 1° dicembre 2008 ha pagato con la vita la sua struggente passione per l’Etna per fotografare l’ultima eruzione e tanti altri ancora. Sull’Etna in molti hanno chiuso il loro percorso terreno. Sulla Serra del Salifizio la lapide dedicata a Franco Malerba; sulla pista Etna sud il monumento dedicato ad Antonio Spina che ci ha lasciato il 28 febbraio 1976, Sabrina Pilara folgorata il 22 agosto del 2001 con un amico in prossimità di Punta Lucia sul sentiero che porta al cratere. Anche per lei c’è una croce. Croce Menza, croce Giovannino Cagni croci che non esistono più coperte dalla sciara ma non cancellate dal ricordo di chi li conosceva o di chi ama la montagna e li sente vicino nei sentieri del vulcano. Chissà se un giorno anche la croce di Stefano sarà coperta dalle ceneri del vulcano ma non importa perché Stefano è "andato avanti" in una giornata nebbiosa di gennaio e ci precede verso la strada che porta alle luminose vette del Paradiso.
Giovanni Tringali
Pubblichiamo l'email pervenutaci dal Dottor Franz Zipper
Cari amici di Etna Sci,
ho avuto modo di leggere l'articolo di Giovanni Tringali in occasione della ricollocazione della Croce commemorativa di Stefano Nicotra. L'articolo è assai toccante, scritto con sentimento, e mi è molto piaciuto. Mi corre però l'obbligo morale di alcune precisazioni. Lo scrivente, citato - bontà sua! - da Giovanni Tringali con parole di stima a proposito delle operazioni di ricerca e di recupero dei corpi di Luca Taffara e di Thomas Reichart, in quelle circostanze nella sua qualità di Delegato di Zona nonchè medico del CNSAS ha in effetti coordinato, insieme con il Maresciallo Domenico Granata del SAGF, con i Responsabili del CFRS e degli altri Enti istituzionali, le attività sul campo, ed è stato pure impegnato in compiti medico-legali, correlati alla causa mortis, e nella pietosa opera di ricomposizione delle salme. Il recupero materiale della salma di Luca Taffara, però, è stato effettuato dalla Guida Alpina Franco Emmi e dal nostro Nino Scandura, mentre la salma di Thomas Reichart è stata rintracciata dai Finanzieri Paolo Bernardini e Angelo Cristaudo. Tanto mi sembrava corretto puntualizzare in riconoscimento dell'azione meritoria e dell' impegno umano delle persone appena menzionate. Grazie, con i miei cari saluti.
Franz Zipper
Pubblichiamo anche la rettifica del Dottor Tringali del 21 Novembre 2010: Ringrazio il Collega Franz Zipper per le sue utili e doverose precisazioni all’articolo di Stefano Nicotra e concordo pienamente sull’importante ed insostituibile ruolo che il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza svolge sull’Etna da me non citato nell’articolo per un’imperdonabile dimenticanza. Con l’occasione ritengo utile sottolineare la necessità che alcuni siti ad elevati rischio meritano di essere segnalati per la loro elevata pericolosità; tra questi in modo particolare un pozzo nella frattura del 2002 nel versante nord che si trova a due metri dalla pista che conduce ai crateri centrali e che soprattutto d’inverno con l’innevamento potrebbe diventare una trappola mortale per qualche sciatore fuori pista o anche per qualche turista. Altro pozzo da segnalare è alla base SO del cono principale dei Monti Calcarazzi anche questo per la relativa vicinanza alla SP 92 è molto pericoloso soprattutto con l’innevamento. Ringrazio Dario Teri che ha avuto la brillante idea di aprire sul web il sito Etnasci che ritengo svolga un importante ruolo informativo. Cordialmente Giovanni Tringali




| 








.jpg)