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Parco dell'Etna:qui la natura è protetta?

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Parco dell'Etna:una provocazione

La trattazione dell'argomento Terzo polo sciistico etneo, che ha visto schierati pro e contro in un vivace dibattito, ha dato modo di poter fare alcune riflessioni sui problemi ambientali che coinvolgono il parco dell'Etna. Infatti i contrari al progetto (per lo più associazioni ambientaliste che hanno coinvolto alcuni personaggi istituzionali, ad esclusione del GRE) si sono ribellati accanitamente facendo sentire la loro voce coinvolgendo pure numerosi organi di stampa cercando di sensibilizzare l'opnione comune con argomenti di facile presa.

 Aldilà delle considerazioni pratiche sull'inesattezza di molte argomentazioni proposte da tali oppositori è emerso soprattutto un fatto: tale strenua opposizione e "ambaradan" non si è mai visto per nessun altra causa, eppure di argomenti da discutere ce ne sarebbero. Si ritiene dover opporsi con tutti i mezzi possibili per contrastare la futura realizzazione di un polo turistico che per volontà delle stesse popolazioni locali dovrebbe nascere in un progetto di sviluppo sostenibile, ma non si muove un dito (o si fa molto poco) per risolvere i problemi presenti quale ad esempio l'inquinamento dei boschi. Situazione ai nostri occhi sicuramente anomala...Allora di questi problemi ce ne occupiamo noi sciatori "fruitori occasionali della montagna" e (a dir loro) non veri amanti della natura e dalla montagna! Sarà...ma forse l'immondizia nei boschi è ritenuta una forma di sviluppo sostenibile???

Il territorio del parco è realmente tutelato?

Tra le finalità principali dell'istituzione del Parco dell'Etna vi è ovviamente la protezione dell'ambiente in tutte le sue aree convenzionalmente definite A, B, C, D. Il territorio etneo è disseminato da cartelli che declamano la protezione della natura all'interno dei confini del parco. Ma la natura è veramente protetta? E in che modo?
Chiunque si inoltri all'interno del territorio di un parco si aspetta di imbattersi in un ambiente pulito, poiché tutelato dalle aggressioni inquinanti dell'inciviltà umana. Nel parco etneo invece basta fare una semplice gita fuori porta in automobile per rendersi conto che le zone cosiddette di preparco ovvero le C e D, sono tutt'altro che difese da attività di incivili che possono liberamente usare i boschi come discarica data la circostanza che non esiste assolutamente un organo di sorveglianza e che i boschi ricadenti in queste due zone (molto interessanti e rigogliose dal punto naturalistico) sono accessibili con le auto poiché non sono previste recinsioni atte a precludere il libero accesso di eventuali maleintensionati che possono utilizzare il bosco come una discarica abusiva di elettrodomestici, pneumatici, materiale edilizio e spazzatura di vario genere.
Sicuramente la situazione può e deve essere migliorata. EtnaSci vuole fornire il suo piccolo contributo denunciando in questo spazio le situazioni più gravi che richiederebbero un immediato intervento al fine di non rendere la situazione irreversibile. Invitiamo i visitatori etnei a inviarci la loro testimonianza fotografica nella speranza che gli organi competenti (Parco e amministrazioni comunali che si dividono il territorio "protetto") intervengano per ovviare a questo problema inamissibile all'interno di un Parco naturale regionale dove la natura dovrebbe essere tutelata severamente e soprattutto non solo con parole scritte sui tabelloni, ma con i fatti.

 

COME INTERVENIRE PER TUTELARE IL PARCO?
Ecco secondo noi come si potrebbe intervenire per tutelare veramente l'ambiente montano etneo?

Esistono a nostro parere dei semplici interventi che il parco potrebbe attuare in difesa di tutte le 4 zone (integrali e non) del proprio territorio;

  • Istituire un organo di controllo e vigilanza, anche in accordo con i comuni in cui il parco ricade. Ciò oltre a garantire la tutela del territorio, creerebbe nuove opportunità di lavoro nei paesi etnei.
  • Recintare le zone boschive e precludere l'accesso alle auto. Tale intervento in molti casi avrebbe costi ridotti poiché esistono già zone recintate che hanno punti di accesso per auto il cui territorio é abbandonato e lasciato a se stesso (è il caso dei nei nostri reportage fotografici nelle zone C).
  • Una volta precluso il libero e indiscriminato accesso si potrebbe attuare una bonifica del territorio, trasformare le numerosissime carrereccie, che oggi consentono il trasporto di spazzatura di ogni genere con le auto e camion, in dei sentieri natura percorribili a piedi o MtB. I territori ricadenti nella zona C del Parco possiedono boschi verdeggianti e con una flora e fauna ad oggi abbandonata a se stessa e in balia dell'inciviltà.
  • Dare eventualmente la possibilità di far gestire ad associazioni e onlus porzioni di territorio (attraverso la realizzazione di itinerari, rifugi ed altro) in simbiosi con le finalità del Parco.
:. Le denuncie fotografiche (della vergogna):

Di seguito pubblichiamo i reportage fotografici del portale e le foto inviate da coloro vogliano partecipare a questa denuncia sociale e ambientale affinché si possano stimolare le istituzioni a prendere gli adeguati provvedimenti al problema:

 

PER INVIARE LE TUE FOTO-DENUNCIE O PER AVANZARE PROPOSTE Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

 

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