Per la rubrica quattro chiacchere con... in occasione dell'inizio del nuovo anno, abbiamo intervistato Domenico Granata, comandante della stazione del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Nicolosi per parlare della sua esperienza sul vulcano attivo più grande d'Europa e di alcuni apsetti legati ad una professione di notevole importanza per l'incolumità degli appassionati della montagna.
Ciao Mimmo, parlaci di te e di come sei arrivato sul vulcano.
Mi chiamo Domenico Granata, per gli amici Mimmo e sono un ispettore della guardia di Finanza, attualmente comandante della stazione di Nicolosi. Sono arrivato sull'Etna nel 1990 dopo anni di esperienza al nord, prima nel battaglione di Rovigo e poi sono finito a Trieste al confine con la Jugoslavia. I compiti istituzionali all'epoca erano di controllo dei cippi di crinale di confine. Da li mi sono appassionato all'alpinismo e all'escursionismo in montagna.
Poi tramite un mio collega sono venuto a conoscenza della possibilità di far parte del soccorso alpino e ho tentato questa avventura. Ho fatto le selezioni presso la scuola alpina di Predazzo in Val di Fiemme e dopo aver superato le selezioni ho frequentato un corso di specializzazione di sette mesi, per la movimentazione su terreni ghiacciati e terreni impervi e piste da sci. Dopo la specializzazione mi è stato proposto un posto che si era liberato presso il SAGF di Nicolosi ed ho accettato. E dal 27 Luglio del 1990 sono "sbarcato" in Sicilia.
Puoi parlarci di come si articola il vostro lavoro sull'Etna?
Il nostro lavoro è un pò atipico, in quanto l'Etna è un territorio molto particolare perché delle 25 stazioni del SAGF la nostra è l'unica che opera su un vulcano attivo. Le altre 24 stazioni sono dislocate sull'arco alpino, dal versante orientale al versante occidentale e sull'Appennino. Un vulcano con tutte le sue peculiarità e in particolare l'Etna è una montagna che deve nutrire rispetto, perché è un rilievo di 3340 metri pari alla Marmolada, è una montagna viva che emana un fascino particolare ma che l'appassionato non deve sottovalutare perché nonostante la vicinanza col mare possiede insidie notevoli dell'alta montagna soprattutto con il maltempo.
Come è strutturato l'organico della stazione di Nicolosi?
La stazione di Nicolosi è composta da 10 unità e vanta personale qualificato di provenienza tra le più disparate: siamo due ispettori, 2 sovraintendenti e sei tra appuntati e finanzieri di estrazione di provenienza tra le più disparate. Io sono campano, poi un pugliese, un romano e i restanti sono siciliani. Abbiamo persone molto titolate nel nostro organico e vantiamo un istruttore nazionale di alpinismo e di sci alpinismo, una guida vulcanologica, un istruttore del club alpino italiano, che annoverano esperienze alpinistiche varie non ultima la spedizione all'Ojos del salado in Sud America, il vulcano più alto al mondo posto nel deserto dell'Atacama alto ben 6911 metri (...) conclusa il 20 Dicembre e organizzata in sinergia con il soccorco alpino civile. Fortunatamente l'arma della Finanza ci permette di essere allenati e sempre pronti ad affrontare la montagna ed esperienze come quest'ultima spedizione hanno anche un alto valore sociale in quanto ha rappresentato una sorta di gemellaggio culturale e alpinistico tra la Sicilia e le Ande, infatti probabilmente degli alpinisti sud americani verranno sull'Etna.
Come si diventa finanziere del SAGF?
Il finanziere del soccorso alpino è una specializzazione, ma prima si deve diventare finanziere. Poi dopo una selezione, chi ha attitudine e passione per montagna consegue la specializzazione presso la scuola alpina di Predazzo in val di Fiemme. Il corso di 8 mesi prevede varie discipline con addestramento su terreni ghiacciati e di alta montagna (alpinismo, sci alpinismo, arrampicata su roccia) con conseguente manovre di soccorso con attrezzi specifici. Dopo di che si diventa tecnico di soccorso alpino della Guardia di Finanza per essere dislocati in una delle 25 stazioni italiane.
Che tipologia di intervento opera la guardia di Finanza sul nostro territorio?
Qui sull'Etna la nostra attività è rivolta al 70% alla ricerca di persone disperse sia nei boschi sia nel corso di colate laviche (fungaioli ed escursionisti per lo più), in inverno invece siamo impegnati, insieme ai colleghi della Polizia di Stato, al soccorso in pista e al soccorso di sci alpinisti in fuoripista. Il vulcano infatti da qualche anno è meta di numerosi appassionati da tutto il mondo che trovano nei pendii etnei un terreno ideale per lo sci. Inoltre non mancano gli interventi a carattere tecnico su altri rilievi montuosi del territorio siculo, per cui a volte interveniamo su roccia sul Monte Pellegrino a Palermo o sui Nebrodi o Peloritani e in altri rilievi e non mancano gli interventi nelle gole dell'Alcantara in canyoning. Spesso siamo impegnati, su richiesta di associazioni sportive, in manifestazioni sportive per assicurare la sicurezza e il corretto svolgimento delle stesse.
Nel corso delle eruzioni si intensifica la Vostra attività?
Assolutamente si. Nel corso delle ultime eruzioni dell'Etna e dello Stromboli abbiamo fatto parte integrante del dispositivo di sicurezza della Protezione Civile nazionale insieme al Soccorso alpino del CAI per evitare che gli avventori, spesso sprovveduti, si avvicinino incautamente al teatro eruttivo non accompagnate da figure professionali che sanno come muoversi in sicurezza. L'incidente è sempre dietro l'angolo come ad esempio nel 2002, quando un fotografo sprovveduto, avvicinatosi troppo alla bocca, fu colpito da un grosso brandello lavico che gli causò danni alla colonna vertebrale.
Pensi che dieci unità siano sufficienti a coprire l'intero territorio?
L'organico disposto per la stazione di Nicolosi permette di intervenire in buona parte degli interventi. Poi bisogna considerare che grazie ad una convenzione stipulata nel 1996 con il soccorso alpino del CAI, possiamo contare sul valido aiuto di questa organizzazione, che qui sull'Etna conta 2 stazioni a sud a nord per un totale di ben 60 unità, per cui ad esempio in operazioni di ricerca di dispersi riusciamo a integrarci in modo efficiente.
Raccontaci un episodio che ti piace ricordare.
Un pomeriggio di inverno del 2005, un gruppo di escursionisti si inoltrò ai crateri sommitali senza attrezzatura adeguata, quando cambiò il tempo e il cielo si chiuse sotto la coltre di una nevicata il gruppo rimase bloccato a quota 3000 su una lastra di ghiaccio, nei pressi del bordo superiore della Valle del Bove. Fortunatamente riuscimmo a trovarli prima del tramonto e a portarli in salvo con delle imbracature e corde. Se non li avessimmo rintracciati prima della notte forse avremmo avuto un epilogo diverso.
Spesso i vostri interventi hanno una risoluzione positiva...
Fortunatamente nella maggior parte dei casi si, purtroppo a volte c'è stata la frustazione di non essere riusciti a portare positivamente l'operazione, causa forza maggiore o per l'imponderabilità intrinseca nella montagna, con epiloghi molto tristi.
In linea di massima pensi si tenda a sottovalutare l'Etna?
Purtroppo si. Io dico sempre ai conoscenti che l'Etna con il bel tempo è una montagna molto facile, ma con il brutto tempo diventa una montagna difficilissima poiché non offre punti di riferimento. inoltre basta pochissimo tempo per arrivare dal livello del mare ai 2000 metri del rifugio Sapienza e tanti tendono a sottovalutare la presenza di questo enorme rilievo nell'isola. Chi intende fare escursioni o gli sci alpinisti devono sempre considerare le condizioni del tempo e informarsi con le persone esperte del luogo (guide alpine presenti nella stazione, maestri di sci, Il soccorso alpino civile o noi) prima di avventurarsi e rimandare l'escursione qualora non sussistano le condizioni. Particolare importanza deve essere data poi all'attrezzatura: abbigliamento adeguato e scarpe da trekking, l'arva e può essere d'aiuto il GPS per orientarsi ed eventualemente comunicare la propria posizione ai soccorsi.
Sull'Etna attualmente mancano rifugi in alta quota. Non pensi che la presenza di rifugi sia un requisito di sicurezza importante?
Questo è un inconveniente che speriamo di ovviare presto. Si sta già pensando, anche su nostra segnalazione, di realizzare quattro bivacchi ad alta quota per consentire un riparo di emergenza agli escursionisti in caso di maltempo. Probabilmente uno di questi verrà collocato in Valle del Bove, uno dei pressi di Punta Lucia e altri due sui due principali versanti etnei.
All'interno del Parco manca anche una segnaletica adeguata...
Questa è forse una delle note più dolenti in questo bellissimo territorio. Io insieme al dottor Zipper (Soccorso alpino dl CAI ndr) ci siamo fatti promotori presso gli organi istituzionali preposti di rafforzare la segnaletica e abbiamo ottenuto ampie garanzie che anche l'Etna avrà, a breve-medio termine, una serie di cartelli di segnalazione che consentano l'orientamento agli escursionisti. Ci si sta muovendo anche per potenziare i ponti radio degli operatori di telefonia in tutte le aeree del parco.
In inverno invece manca una pista da slittino o una delimitazione delle aeree.
Stiamo toccando alcune delle problematiche più importanti. Anche in questo caso ci siamo fatti promotori della creazione di queste aeree, perché spesso ci troviamo ad intervenire ad infortunati a causa di impatto con speroni di roccia. La colpa non può essere additata solo alla manca di spazi perché a volte si assiste ad atti di incoscienza notevoli con persone che utilizzano oggetti in modo improprio (buste di plastica, canotti, copertoni! ndr), però tutti hanno diritto a divertirsi in montagna e speriamo di avere presto degli spazi adeguati. In ogni caso c'è una ordinanza comunale che prevede a disciplinare tale attività sia per prevenire che per sanzionare eventuali comportamenti scorretti da parte dell'utenza.
Raccontaci di figure che ti sono rimaste impresse nella tua attività in Sicilia?
Ho dei ricordi molto positivi di due persone in particolare: una è il dottor Sigfrido Zipper, figura storica dell'Etna, ufficiale degli alpini in congedo, una persona carismatica impegnata su vari fronti e che fu addirittura impegnato nella campagna di Russia durante la II guerra mondiale. Una persona che quando parlava faceva davvero venire i brividi a sentire tutte le sue vicissitudini. Un'altra persona che mi è rimasta impressa è Antonino Nicoloso, presidente delle guide alpine della Sicilia, che accompagnò me e i miei colleghi quasi per mano a conoscere l'Etna e tutti i suoi aspetti dai sentieri ai crateri sommitali all'avvicinamento ad una colata lavica. I suoi insegnamenti sono stati davvero preziosi.
Infine una domanda personale: quale è il tuo rapporto con l'Etna?
Sicuramente di profondo amore. La prima cosa quando esco da casa a Nicolosi è di volgere lo sguardo alla montagna. In base agli umori che emette o da dove sono posizionate le nuvole è possibile capire che tempo si troverà su e come si svolgerà la mia giornata.
Mimmo, grazie mille per la disponibilità.
Grazie a EtnaSci e auguri di buon anno a tutti i lettori!




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