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Lettera aperta al rettore università di Catania del professor Patanè

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Pubblichiamo con piacere una lettera aperta del professor Patanè indirizzata al Rettore dell'Univrsità di Catania  mirata a stimolare la rinascita dell'Osservatorio Vulcanologico Universitario.

Esimio Rettore, Nel sito dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) Sezione di Catania è comparso un articolo di autore ignoto in cui veniva annunciata la nascita dell’Osservatorio Etneo, che secondo lo stesso autore, sulla base di quanto si può dedurre da ciò che si legge si dovrebbe considerare una vera e propria “rinascita” del vecchio Osservatorio Universitario e la sua attività di monitoraggio e di ricerca una logica “prosecutio tempore” di quella interrottasi con la morte del prof. Gaetano Ponte, insigne vulcanologo. L’articolo apocrifo recita come segue:

Il progetto ad ampio respiro di Gaetano Ponte, culturale e scientifico, di un Istituto di Vulcanologia rimaneva incompleto ma sicuramente veniva delineata l’idea ed il percorso che poi sarebbero stati ripresi con rinnovato vigore prima con l’attivazione nel 1968 dell’Istituto Internazionale di Vulcanologia del CNR sotto il patronato dell’UNESCO e con la guida di un altro esimio scienziato, il prof Alfred Rittmann e più di recente con l’attivazione nel 1999 dell’INGV…….

 

 

Poiché ormai da 40 anni mi occupo di geofisica del vulcanismo etneo e non solo, penso di conoscere abbastanza bene come si sia evoluto nel tempo l’interesse per gli studi effettuati sul vulcano siciliano, che hanno avuto punte di eccellenza e non, a causa di vicende legate a quegli uomini che bene o male sono stati protagonisti della storia della vulcanologia etnea. Pertanto senza temere una possibile smentita posso affermare che la ricostruzione della storia della vulcanologia dell’Etna presentata nel sito INGV è quantomeno lacunosa e fuorviante, almeno per gli ultimi 50 anni del XX° secolo. Infatti non tiene completamente conto della storia dell’Istituto di Vulcanologia, a cui era annesso l’Osservatorio etneo, nel suddetto periodo. Anzi il lettore dell’articolo potrebbe concludere che dopo la morte del prof. Ponte, avvenuta nel 1955, l’Università di Catania abbia mostrato il più grande disinteresse verso la Vulcanologia e abbia in qualche modo dimenticato l’Istituto omonimo. Niente di più errato! Gli studi sulle eruzioni invece continuarono ad opera del dr. Domenico Abruzzese, che fu il primo assistente di Vulcanologia, dai prof. De Fiore, Cucuzza Silvestri e Cumin, che si alternarono come incaricati alla direzione dell’Istituto di Vulcanologia. Tra il 1959 e il 1961 il prof. Alfred Rittmann, vulcanologo di fama internazionale, si trasferisce all’Università di Catania dove gli viene affidato l’incarico dell’insegnamento di vulcanologia. Non essendo cittadino italiano non gli viene conferita la Cattedra di Vulcanologia, purtroppo. Quest’uomo piuttosto geniale, di grande intuito e fantasia, doti necessarie per chi si occupa di qualunque campo della ricerca, approdava in Italia dopo aver trascorso una vita come cittadino del mondo, lui stesso si definiva così. Proprio alla fine degli anni ‘50 si trovava in Egitto e a seguito della rivoluzione capeggiata dal Colonnello Nasser si dovette trasferire nel nostro paese. Nel 1965 venne creato presso l’Istituto di Vulcanologia dell’Università di Catania, il Laboratorio Internazionale di Vulcanologia che fu diretto dallo stesso Rittmann. Nel 1968 tale Laboratorio venne trasferito al CNR e successivamente divenne Istituto Internazionale di Vulcanologia. Con la dipartita dall’Università di Catania del prof. Rittmann, gli studi di vulcanologia non furono interrotti, bensì continuati dal Prof. Cucuzza Silvestri, dalla dottoressa Maria Di Re, dalla dottoressa Violetta Gottini e dal dr Carmelo Sturiale, che si occuparono della parte descrittiva e geochimica delle eruzioni come documentato da numerosi rapporti interni e pubblicazioni. In questa attività furono coadiuvati da due tecnici, i sig.ri Taffara. Agli inizi degli anni ’70 l’Istituto di Vulcanologia, di Mineralogia e di Geologia-Paleontologia formarono l’Istituto di Scienze della Terra diretto dal prof. Renato Cristofolini. La sezione di Vulcanologia si arricchiva inoltre di una nuova unità di ricerca formata da studiosi e tecnici che operavano nel campo della Geofisica. Tale unità era composta dai: prof. A. Bottari (fisico), prof. M. Riuscetti (geofisico), dr. R. Distefano (geologo), dr. M. Cosentino (geologo), dr. P. Sanfilippo (fisico), sig. P.Villari (tecnico). Successivamente in tale unità confluiranno la dottoressa M.S. Barbano (geologo), lo scrivente in qualità di borsista CNR presso la sezione di Vulcanologia, il dr. G.Lombardo (geologo) borsista presso la sezione di Vulcanologia, l’ Ing. A.Viglianisi (tecnico elettronico) e il Sig. J. Copsey (funzionario tecnico). Le due unità di ricerca avevano come punto strategico di riferimento sul vulcano proprio l’Osservatorio Etneo dell’Università di Catania, distrutto purtroppo dall’eruzione del 1971 . Dal 1969 fino alla seconda metà degli anni ’90 fu tutto un fiorire di ricerche ed iniziative nel campo della geofisica applicata e della sismologia etnea. Con metodi di geoelettrica venne studiato il basamento etneo a quote medio-basse. Gli studi di sismologia iniziarono con l’impianto di una rete di stazioni sismiche che nella sua configurazione ottimale era formata da 5 stazioni periferiche (Catania, Centuripe, Maletto, Castiglione di Sicilia, S.Venerina) e due sommitali (Monte Vetore, 1660 m s.l.m. e Torre del Filosofo, 2910 m s.l.m.), tutte e 7 fisse e monitoranti l’attività del vulcano 24/24 ore. Il centro di raccolta ed elaborazione dei dati era ubicato nel Palazzo delle Scienze, in Corso Italia a Catania che era attrezzato con monitor a carta, ancora in uso e con registratori a nastro magnetico. Il segnale proveniente dalle varie stazioni veniva convertito da analogico a digitale. Per un periodo di tempo più o meno lungo altre 6 stazioni sismiche sono state aggiunte per monitorare singolari sismicità sull’Etna ed in Sicilia orientale e ubicate a: Monte Minardo (versante occidentale dell’Etna), Pedara (versante meridionale), Presa e Vena (versante nord-orientale) , Palagonia e Mellili (sugli Iblei). Le iniziative di questa unità di ricerca non si arrestano e approdano anche su altri lidi. Viene stabilito un rapporto di collaborazione tra l’Istituto di Vulcanologia e il Department of Geodesy and Geophysic presso l’Università di Cambridge per uno studio approfondito dell’Etna. Pertanto tra ottobre 1977 e gennaio 1978 vengono installate sul vulcano altre 18 stazioni sismiche con lo scopo di studiare la sismicità e la struttura della crosta sotto l’area vulcanica. Il risultato più eclatante di questa ricerca è la scoperta di una “camera magmatica” profonda circa 18-20 km, che in realtà è un volume crostale costituito da un intreccio di fratture iniettate di magma. Nella prima metà degli anni ’70 iniziava inoltre lo studio approfondito del tremore dell’Etna, che portò ad ipotizzare vari modelli di sorgente di questo fenomeno. Le ricerche e i risultati che ne seguirono furono ancora il frutto della collaborazione tra i geofisici dell’Istituto di Vulcanologia ed i ricercatori dell’Università di Stoccarda. Ulteriori sviluppi di tale ricerca si ebbero fino alla prima metà degli anni ’90. Infine nella seconda metà del 1982 viene collocata sull’Etna a quote medio-alte una rete di 9 stazioni sismiche del Laboratoire de Geophysique Interne et Tectonophysique dell’Università di Grenoble che si aggiungono alle 7 stazioni sismometriche dell’Università di Catania. La collaborazione tra le 2 istituzioni dura fino al 1988 e durante questo intervallo di tempo gli aspetti sismo-tettonici dell’Etna vengono ben delineati e i risultati ottenuti sono ancora validi. Tuttavia quest’ultima ricerca ha avuto anche un sapore pioneristico perché per la prima volta i dati di 9 stazioni sismiche venivano trasmessi ad una centrale operativa a terra, tramite una piattaforma multi attrezzata ubicata su un satellite orbitante la cui sigla era TIROS-N. Temo che questo esperimento in cui venivano accoppiate tecnologie classiche e innovative sia rimasto unico nel suo genere. Tra il 1993 e il 1998 varie tomografie sismiche dell’Etna sono state prodotte allo scopo di studiare la struttura interna del vulcano. Tali elaborati hanno evidenziato l’esistenza di grandi masse magmatiche fredde dentro la crosta e alcune potenziali vie di risalita del magma. Studi successivi non hanno fatto altro che confermare quanto già precedentemente scoperto. Tra il 1984 e il 1989 veniva potenziata la rete dell’Osservatorio Sismologico del Comune di Acireale, formata da 4 stazioni sismiche monocomponenti e una a 3 componenti che si affiancavano a quelle dell’Università per monitorare le faglie sismogenetiche del basso versante orientale etneo. La rete sismica dell’Osservatorio nasce da un accordo tra l’Università di Catania e il Comune di Acireale nel 1984 e sopperisce al lento ma inesorabile declino di quella universitaria, dato che i fondi vengono stornati per la creazione del Progetto Poseidon. Come avvenuto nel passato per l’Istituto di Vulcanologia, la creazione di una nuova struttura “a latere” di quella universitaria sancisce la graduale fine della ricerca in quest’ultima e l’interruzione degli studi sismologici sull’Etna, che cominciavano a dare risultati anche nel campo della previsione a priori dei terremoti e delle eruzioni. Nel 2000 chiude i battenti anche l’Osservatorio del Comune di Acireale che doveva essere “assorbito”, secondo una legge nazionale, dall’INGV. Invece tale Osservatorio che aveva rapporti di collaborazione con università francesi, giapponesi e con l’Osservatorio Vesuviano, cadde semplicemente nel dimenticatoio e le autorità politiche regionali del tempo non fecero praticamente nulla per salvarlo. Il risultato fu che venne disperso il budget di competenze, tecnologie e finanziamenti spesi dalla comunità per la sorveglianza e la ricerca sul territorio. In quel momento fu chiaro “l’imperativo categorico”: bisognava necessariamente ricominciare da zero!! Nel 2003 quello che rimaneva della tecnologia dell’Osservatorio di Acireale venne acquisito in comodato d’uso dall’Istituto IRMA (Istituto Ricerche Mediche e Ambientali di Acireale, diretto dal medico naturalista Giovanni Tringali) che mise in sesto nuovamente le 5 stazioni sismiche tramite l’aiuto di alcuni ricercatori del vecchio Osservatorio; il tutto con finanziamenti privati del suddetto Istituto . Venne così fondato l’O Me GA (Osservatorio Meteorologico Geofisico ed Ambientale) che vide anche la collaborazione dei ricercatori Santo La Delfa e Benedetto Diana ed una considerevole spinta alla sua riapertura dal geologo Ferdinando Presti. Il predetto osservatorio contribuì allo studio delle fenomenologie sismiche dell’Etna fino al 2008 e fu anche laboratorio per lo sviluppo di tesi universitarie e ricerche vulcanologiche. Si può concludere che nell’articolo proposto dall’INGV vengono completamente ignorati quasi trenta anni di studi di geofisica dei vulcani, sviluppati presso l’istituzione universitaria e due osservatori acesi. “Il progetto ad ampio respiro di Gaetano Ponte ……..” non cadde quindi nel dimenticatoio, anzi venne recepito e realizzato in un contesto culturale e temporale in cui cambiavano: struttura universitaria, tecnologia e uomini che hanno espresso con una nuova sensibilità scientifica, pur mantenendo l’eredità del passato, l’ideale del Prof. Ponte. A voler pensar bene l’omissione di circa 30 anni di storia della ricerca geofisica sulla vulcanologia etnea nell’Università di Catania può essere stata una malaugurata dimenticanza. Però a pensar male, come diceva Giulio Andreotti, anche se non è bene, spesso ci si azzecca. Pertanto è possibile che venga perpretata una sistematica “damnatio memoriae” volta a sminuire o far cadere nell’oblio i risultati ottenuti nella istituzione universitaria dalla Geofisica, risultati che lo scrivente ritiene ancora insuperati. Infine il 20 Maggio 2011 mi viene recapitata una lettera dal rappresentante degli studenti Sig. Vincenzo Perdicaro, che esprime a nome di altri 200 colleghi ubicati in varie facoltà l’interesse a che risorga l’Istituto di Vulcanologia, poiché è veramente singolare che una Università ubicata alla base di uno dei vulcani più famosi del mondo, non abbia più come elemento trainante una istituzione così prestigiosa dal punto di vista culturale. Naturalmente la rinascita di questa struttura dovrà essere pensata tenendo conto di come si è evoluto il pensiero scientifico e la tecnologia e dovrà essere aperta a tutte le possibili collaborazioni sia nazionali che internazionali. Caro Rettore, come puoi constatare, l’interesse per gli studi vulcanologici presso l’Università di Catania ancora non è scomparso ed è mio auspicio, insieme a quello di molti altri colleghi, che al più presto possano emergere concrete iniziative con cui vengano realizzate le aspirazioni culturali degli studenti e non solo.

Prof. Giuseppe Patanè Ordinario di Fisica Terrestre Catania, 8 Giugno 2011

P.S. Per completezza di informazione si riporta una nota del Prof. Cristofolini relativa alle istituzioni direttamente o indirettamente coinvolte negli studi di Vulcanologia svolte dal 1872 e la prima metà degli anni ’70 del XX° secolo: Intorno al 1872 dal Museo di Storia Naturale si separarono i due musei di “Zoologia” (diretto da Aradas) e di “Mineralogia e Geologia” (diretto da Tornabene), e nel 1878 fu fondato nel Palazzo Universitario l’Istituto di Mineralogia e Geologia diretto da Orazio Silvestri, che ricoprì anche la nuova cattedra di “Chimico-Fisica Terrestre con particolari applicazioni di studi all’Etna” Nel 1887, Orazio Silvestri riuscì a costituire anche il Regio Osservatorio Vulcanologico Etneo, assumendone la direzione; la sua morte, avvenuta di li a poco, determinò l’abbandono del progetto. Silvestri diede all’Istituto un indirizzo chimico-vulcanologico e contribuì, inoltre, alla formazione di una collezione di rocce vulcaniche dell’Etna e degli Iblei, dei più importanti distretti vulcanici italiani ed esteri, diretto poi (1891) da Lorenzo Bucca, che ne arricchì le collezioni di minerali e rocce e ampliò la dotazione di strumenti per lo studio mineralogico-petrografico. Nel 1904, la cattedra di Mineralogia fu distinta da quella di Geologia, e nel 1905 fu istituito l’Istituto di Mineralogia e Vulcanologia, la cui direzione passò a Salvatore Di Franco nel 1929. A quel tempo l’Istituto aveva sede al pian terreno del Palazzo Universitario, dove rimase fino all’inizio degli anni ‘40. Nel 1919 fu istituita la cattedra di Vulcanologia (unica allora in Europa) assegnata al prof. Gaetano Ponte, i cui sforzi riscirono nel 1933 ad istituire l’Istituto di Vulcanologia (di cui Ponte fu nominato direttore), privo tuttavia di una sede propria; all’Istituto nel 1926 furono assegnati l’edificio dell'Osservatorio sito sull'Etna a quota 2.941 m. s.l.m. e il rifugio Cantoniera  trasformato in Stazione Vulcanologica a quota 1881 m. s.l.m. L'Osservatorio Etneo fu restaurato e fornito di strumenti adeguati solo nel 1933, quando fu firmata una convenzione tra banche, aziende private e Università che permise all’Osservatorio (distrutto dall’eruzione del 1971) di divenire una vera e propria stazione vulcanologica e meteorologica. Nella seconda metà degli anni ’40 le attività dell’Istituto di Vulcanologia furono trasferite, insieme agli Istituti di Geologia e di Mineralogia, dalla storica sede di Palazzo dell'Università al nuovo Palazzo delle Scienze di Corso Italia e nel 1952 all’Istituto di Vulcanologia furono assegnati dei locali all’ultimo piano del Palazzo delle Scienze. Negli anni ‘50, cessate le attività accademiche di Ponte, i direttori dell'Istituto di Vulcanologia che si alternarono come incaricati furono, tra gli altri, De Fiore, Cucuzza Silvestri e Cumin. Negli anni ‘60 fu allestito da Alfredo Rittmann un museo Vulcanologico, che annoverava, oltre alle raccolte di Ponte, ricche collezioni dei più importanti distretti vulcanici italiani ed esteri. Agli inizi degli anni ’70, gli Istituti di Mineralogia, Geologia-Paleontologia e Vulcanologia si riunirono nell’Istituto di Scienze della Terra.

 

 

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