Etna, Parentopoli guide. Il CGA ha respinto gli appelli in via definitiva. Titoli annullati e concorso da rifare
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Etna, Parentopoli guide. Il CGA ha respinto gli appelli in via definitiva. Titoli annullati e concorso da rifare

In evidenza Etna, Parentopoli guide. Il CGA ha respinto gli appelli in via definitiva. Titoli annullati e concorso da rifare

Si è conclusa ieri, almeno sotto il profilo amministrativo, la battaglia legale sul concorso per l'abilitazione di guide vulcanologiche svoltosi nel 2018. Con la pubblicazione della sentenza n.085/2020 (26/2021), il Consiglio della Giustizia Amministrativa della Regione Siciliana ha respinto definitivamente gli appelli proposti dal Collegio Regionale delle Guide Alpine e Vulcanologiche e delle 19 guide abilitate. Come noto e ampiamente riportato dagli organi di stampa, il Tar il 13 Dicembre 2019 aveva già annullato gli atti prodotti dal concorso e di conseguenza le relative abilitazioni in quanto erano emerse diverse irregolarità nelle procedure dell'esame. Il collegio delle guide aveva però rimandato l'ottemperanza delle disposizioni del Tar alla futura decisione del superiore e definitivo grado di giudizio del CGA, consentendo così alle neo guide di poter esercitare la professione di guida, seppure ci fosse questa pendenza, tutelando sproporzionalmente gli interessi di queste rispetto ai colleghi regolarmente abilitati ed anche a garanzia dei potenziali clienti. 

E' utile ripercorrere per grandi linee la vicenda durata oltre 2 anni.
In seguito alle prove di selezione svolte a inizio Maggio 2018, i 2/3 degli esclusi (ben 44 persone) avevano denunciato diverse circostanze. Tra questi numerosi macroscopici vizi nelle prove d'esame e rapporti confliggenti tra diversi componenti del collegio delle guide - che avevano figli e nipoti partecipanti agli esami - e la commissione esaminatrice composta da istruttori/guide alpine. Per questa ragione la stampa definì il caso "parentopoli delle guide dell'Etna". 

Successivamente, per loro sfortuna, si aggiunsero le intercettazioni telefoniche che palesavano la veridicità delle denunce. Dai numerosi intercorsi registrati dagli investigatori si poteva presumere infatti che il presidente del Collegio allora in carica, il suo vice e un'altra guida alpina, avevano agito per predisporre le prove d'esame a misura dei propri figli e parenti con la compiacenza di altri componenti dell'organizzazione/della commissione d'esame. Tra le indecorose azioni attribuite a questi professionisti si annoverano tra gli altri:  la delega da parte dei commissari tecnici d'esame (gli istruttori delle guide provenienti dal Trentino) ai componenti del collegio su citati - che avrebbero dovuto invece assolutamente astenersi da qualsiavoglia incarico - per l'individuazione del percorso della prova pratica e la redazione di verbali fasulli; a seguito di ciò, i componenti del collegio trasferivano tutte le fondamentali informazioni sul percorso dell'esame di orientamento ai propri "cari" e ad una cerchia di partecipanti per permettere di studiare e testare preventivamente l'itinerario settimane prima; venivano inoltre resi noti preventivamente, ad alcuni, i contenuti del test scritto di teoria. Chi ha mosso i fili dell'organizzazione avrebbe pertanto viziato totalmente la pareteticità di partecipazione agli esami e causato una totale alterazione dei reali valori e competenze dei partecipanti. Allo stato di fatto non si può assolutamente dire che la selezione abbia appunto selezionato i migliori tra i candidati. Celebre lo stralcio di trascrizione in cui due dei protagonisti di questa storia si raccomandano a vicenda di procedere con massima cautela e riservatezza, perché poi...<< la gente "ni iettunu manu">> (la gente insorge violentemente ndr).  Proprio un grande esempio di <<condotta ispirata a valori di probità, dignità e decoro nonché di attività professionale svolta con lealtà e correttezza>> come imporrebbe il codice deontologico adottato dalle guide alpine italiane. 

Dopo una ferrea battaglia legale che vedeva contrapposti gli esclusi dal concorso e agli ammessi sostenuti dal Collegio delle guide, nel 2019 arrivò la vittoria per i primi con l'annullamento di tutti gli atti prodotti in questo esame "tarocco". 

Nella circostanza il collegio delle guide alpine siciliane, di fatto, né con il direttivo che organizzò l'esame in oggetto né attraverso il consiglio successivamente eletto in seguito allo scandalo, non ha mai agito concretamente per tutelare se stesso e tutte le guide iscritte all'albo, al fine di evitare una sconfitta legale stra-annunciata e il danno di immagine che ne è derivato. Né risulta abbia avviato procedimenti disciplinari verso i protagonisti di questa storia, che però sono rinviati a giudizio in un processo penale che inizierà a Marzo. Anzi, all'opposto, si è constatata una posizione di difesa verso gli autori e in particolare verso le neo guide, oggi non più abilitate alla professione, abbandonando i criteri di imparzialità che dovrebbero caratterizzare invece un organismo di diritto pubblico. Non solo, il collegio aveva assunto inverosimilmente una posizione molto critica verso la giustizia ordinaria e si era schierata in toto solidalmente alle neo guide con queste testuali parole <<il Collegio è in ogni caso al fianco delle 19 guide vulcanologiche vittime di una sentenza per molti versi incomprensibile e tardiva>>.  

Nello stesso post pubblicato su facebook il 22 Dicembre 2019 in seguito alla sentenza del Tar, l'organo che rappresenta o che dovrebbe rappresentare tutte le guide siciliane e tutelarne gli interessi (soprattutto di coloro che svolgono la professione con gli onorevoli valori deontologici su citati) aveva comunque reso noto che <<ogni sospensione o cancellazione dall'albo delle 19 guide vulcanologiche abilitate (...) è subordinata al ricorso in appello al CGA e quindi alla relativa sentenza>>. Sentenza che ieri ha respinto tutti i motivi di appello e che adesso ci si aspetta venga prontamente ottemperata. 

Certo dispiace pensare che forse tra le neo guide vi fossero anche persone che hanno avuto la fortuna/sfortuna di seguire il "filotto" dei parenti favoriti per poi vedersi trascinare in questo turbine legale, concluso malamente con la perdita del titolo professionale, e che i guadagni di questi due anni saranno stati probabilmente serviti per le spese legali. Tuttavia l'occasione è utile per ricordare a tutti che, anche attraverso questo sito e gli organi di stampa, i ricorrenti oltre a invocare giustizia e trasparenza, chiesero una sospensiva del concorso che avrebbe tutelato un po' tutte le parti in causa. Purtroppo chi di dovere andò inesorabilmente per la sua strada per evidenti ragioni di convenienza.