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I miti e leggende sul vulcano Etna

L'Etna, con il suo fascino misterioso, fin dai tempi più antichi ha ispirato l'uomo nella creazione di leggende e di racconti mitologici legati ad essa. Non sono pochi i poeti greci e romani che citarono il vulcano: Omero, Virgilio, Orazio, Ovidio e altri ancora hanno descritto l'irreale atmosfera e panorama delle eruzioni etnee. Grazie ad essi e alla tradizione popolare sono giunte ai giorni nostri numerose storie fantastiche. E' evidente come molti di questi racconti nacquero con lo scopo di fornire una spiegazione a quei fenomeni vulcanici che all'epoca non venivano considerati eventi naturali, ma manifestazioni divine. Ecco alcuni tra i più famosi miti: La leggenda di Vulcano Il dio Vulcano (chiamato anche Efesto) un giorno litigò con il sommo Giove; ovviamente il primo ebbe la peggio e fu scaraventato giù dall'Olimpo degli dei. La tremenda caduta tramortì il povero vulcano che quando si svegliò si accorse di essere su un'isola incantata che non aveva niente da invidiare all'Olimpo. Da allora Efesto prese il possesso dell'Etna dove si dice svolga l'attività di fabbro degli dei. Ecco spiegati i maestosi e spettacolari effluvi di lava e di gas. Il mito di Tifeo Tifeo era un gigante di grandissima statura. Un giorno questo decise di insidiare l'Olimpo. Allora Giove, adirato per l'irrispettoso l'atto, dopo una lunga e turbolenta lotta, decise di punire il gigante facendoli sorreggere la Sicilia con una particolare collocazione topografica: i piedi sotto il Lilibeo (Trapani), il braccio destro sotto il Peloro (Messina) e quello sinistro sotto Pachino ( Siracusa) e la testa proprio in prossimità dell'Etna. Ogni tanto l'irrequietudine del gigante darebbe vita ai terremoti e alle eruzioni dalla sua bocca. Il mito di Ulisse e Polifemo Questa famosa storia è narrata da Omero nell'Odissea ed è conosciuta in tutto il mondo. Ulisse, in ritorno da Troia, ebbe anche la sfortuna di imbattersi in Polifemo, uno dei feroci ciclopi con un occhio solo (mostruosi e giganteschi pastori) che dominavano la costa ionica siciliana. L'eroe greco, famoso per la sua arguzia, in un momento propizio, accecò il gigante con un palo di legno aguzzo. Polifemo iracondo voleva vendicarsi, ma essendo accecato non si accorse che Ulisse e compagni si erano aggrappati alla pancia dei pecoroni ed erano così usciti dalla grotta in cui erano tenuti prigionieri facendosi così burla del gigante. Il ciclope in un ultimo sussulto d'ira lanciò dei grossi massi contro Ulisse senza colpirlo dando origine ai faraglioni che oggi caratterizzano Acitrezza. La leggenda di Aci e Galatea Sempre sull'origine dei faraglioni di Acitrezza ed Acicastello si narra un'altra storia. Aci era un pastorello che viveva alle pendici dell'Etna. Questo era amato da Galatea, la quale però era a sua volta corteggiato da un ciclope. Il gigante non vedendo corrisposto il suo amore decise di uccidere Aci schiacciandolo con un gigantesco masso (uno dei faraglioni) credendo che finalmente Galatea si sarebbe concessa a lui. Ma non fu così. Galatea continuò ad amare il suo pastorello. Gli dei commossi dalle lacrime di Galatea decisero di trasformare il corpo di Aci in sorgenti d'acqua dolce che sgorgavano sui pendii del vulcano. Anche la gente fu commossa dall'amore contrastato di Aci e Galatea e in memoria del pastore si decise di usare il prefisso Aci per numerosi paesi della costa ionica e non solo. Ad esempio abbiamo Acitrezza, città dei tre faraglioni o Acicastello, nome attribuito alla presenza del castello sul mare, Acireale e altri ancora.

Il vulcano Etna

L'Etna come vulcano è una risorsa naturale di rara bellezza per la Sicilia, l'Italia, il mondo. Come montagna è un rilievo di assoluto rispetto, il monte più alto del centro-sud Italia con la sua altezza variabile a causa delle eruzioni che oscilla intorno ai 3320-3350 metri. In molti ghiacciai europei si scia ad altitudini inferiori. La sua collocazione sovrastante il golfo di Catania e dunque la sua vicinanza al mare rendono ancor più imponente e affascinante il suo aspetto e attira ogni anno centinaia di migliaia di visitatori da tutto il globo. L'immaginario comune di un vulcano richiama alla mente ambienti ostili e privi di vegetazione. Ma queste condizioni si ritrovano solo oltre i 2000-2500 metri sull'Etna. Nelle fasce intermedie del vulcano si ritrova un ambiente florido e ricco di vegetazione che permette meravigliose escursioni. In questa sezione cerchiamo di fornire una guida al miglior "utilizzo" e conoscenza di questa risorsa, sia come vulcano, sia come montagna e riserva naturale.

La geologia

L'Etna è il vulcano attivo più grande d'Europa. Il territorio occupato da questa maestosa "montagna" è di 1260 Km² per un altezza massima dei crateri sommitali di circa 3330 metri s.l.m. (altezza variabile in funzione delle eruzioni). Sembrerà inverosimile, ma questo immenso "monte" sorse dal mare. Infatti dove oggi sorge imponentemente l'Etna, un tempo vi era il mare. Le prime attività di tipo vulcanico iniziarono sotto il mare circa mezzo milioni di anni fa (Pleistocene superiore); con il tempo il materiale eruttato andava riempiendo questo ampio golfo che, i geologi stimano, si estendeva da circa Taormina al porto di Catania lambendo i monti Nebrodi nell'attuale zona di Bronte. Inizialmente il magma fuoriusciva da più punti in quanto non esisteva un "edificio" vulcanico; solo quando la lava si sovrappose sopra il livello del mare, il vulcano cominciò a prendere una forma. L'accumulo del materiale magmatico e il successivo sollevamento tettonico hanno permesso all'Etna di essere oggi uno dei rilievi più alti della penisola italiana. L'aspetto attuale del vulcano è il risultato di un evento esplosivo che risale a circa 14000 anni fa e della successiva edificazione dello stratovulcano conosciuto con il nome di Mongibello. L'Etna attualmente ha quattro crateri sommitali attivi (Cratere di Sud-Est, Bocca Nuova, Voragine e il Cratere di Nord-Est) e numerose bocche eccentriche (circa 350).

I nomi del vulcano

Sono numerosi i nomi che l'uomo nella storia ha attribuito a questo splendido vulcano. Etna non è un termine siciliano in quanto non armonizza con le disposizioni fonetiche del dialetto regionale. Il termine potrebbe derivare dal verbo greco Aitho che significa bruciare o fiammeggiare, quindi montagna di fuoco. Altro nome, oggi meno usato, è Mongibello, che non significa Monte Bello come erroneamente molti pensano, infatti questo termine deriva dal latino "Mons" e dall' arabo "Gibel" (montagna); i dominatori arabi rimasero stupiti dalla maestosità del vulcano e cosi pensarono di chiamarlo il Monte, come per dire la montagna per eccellenza. I siciliani sentendo nominare spesso la parola Gibel agli invasori si convinsero che questo fosse il nome del vulcano e dunque si abituarono a chiamarlo Mons Gibel. Tuttavia le popolazioni etnee e i catanesi della nostra epoca preferiscono chiamare il vulcano "a muntagna", termine che in sé racchiude il rapporto di riverenza, ma anche di rispetto e gratitudine, che l'Etna instaura spontaneamente coi "figli" della sua terra.

Nuova mappa 3D delle località sciistiche etnee

Tra le innovazioni apportate nella nuova versione di EtnaSci vi è la possibilità di consultare una cartina digitale delle piste da sci etnee interamente realizzata dal nostro staff. 
La mappa, sia per Nicolosi che per Linguaglossa, è accessibile dal menù LOCALITA' > Ski Map3D (e selezionare una delle due località) oppure dai seguenti link: SkiMap 3D - Etna Sud - SkiMap 3D - Etna Nord

 

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Lo sci di fondo sull'Etna

Lo sci di fondo sull'Etna, rispetto allo sci alpino (attività legata all'efficienza degli impianti di risalita) ed insieme allo sci alpinismo, è un'attività che offre sicuramente maggiori possibilità di spaziare nel territorio del parco. Infatti i fondisti possono scegliere se praticare questo sport nei percorsi adibiti e spesso battuti nelle vicinanze delle località sciistiche di Nicolosi (Piano Vetore) o di Linguaglossa (Piano Provenzana) oppure effettuare delle vere e proprie escursioni seguendo i percorsi naturalistici designati dalla forestale e dall'Ente Parco. Da pochi anni è presente un nuovo anello per gli amanti di questa disciplina nel territorio di Maletto anche se ancora difficilmente raggiungibile. Comunque solitamente l'innevamento adeguato per mettere gli sci da fondo ai piedi è presente da quota 1800 mt in su. A queste altitudini risulta molto piacevole scivolare tra i folti boschi di pini e betulle che si alternano a spazi aperti che offrono l'idea dell'immensità del vulcano che sovrasta l'osservatore.

PISTA POIANA - PIANO PROVENZANA - ETNA NORD 1800 MT

A piano Provenzana è possibile usufruire di un bel percorso di circa 5 km, sul posto è presente una scuola di sci ed un noleggio. Da Monte Conca (1850 mt), luogo in cui è sito l'omonimo impianto di risalita, è possibile imboccare un bel sentiero natura (da alcuni anni ben battuto e facilmente percorribile), che conduce, immersi tra pini e betulle, nei pressi del rifugio Citelli a quota 1750 mt. Per arrivare alla pista basta giungere nel Parcheggio adiacente al Monte Conca.

PISTA PIANO VETORE - RAGALNA - ETNA SUD 1800 MT

Il luogo più vicino a Catania in cui poter praticare sci di fondo è "Piano Vetore", a 1800 m s.l.m. a fianco al Grande albergo dell'Etna. Qui è possibile usufruire di ben due anelli preparati per il fondo gestita dalla società U.S. Nicolosi per un totale di 10 chilometri di pista percorribile. Sulla prima pista (difficoltà bassa) vicina alla strada statale sono collocati gli spogliatoi della società ed il box per il battipista e la motoslitta, nonché la Scuola di Sci con il noleggio attrezzature da fondo. La seconda pista è a poca distanza dalla prima e la si può raggiungere con gli sci. Essa si snoda tra la vegetazione del demanio forestale di "San Giovanni Gualberto" per una lunghezza di Km 5,0 e con una difficoltà Medio - Alta; quest'ultima pista è magnifica dal punto di vista paesaggistico ed offre la possibilità di fare anche lunghe passeggiate sugli sci immersi nella natura. Chi volesse affrontare un percorso volto più all'escursionismo, in contrada Milia, è possibile lasciare l'auto di fronte al cancello del demanio forestale e immettersi nella strada che porta verso il giardino botanico Nuova Gussonea oppure verso il rifugio Galvarina e la pedemontana dell'Etna, un sentiero di terra battuta rossa (si spera innevato) di circa 45 km che "circonda" il vulcano

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